Twitter vola sempre più basso

Non siamo di certo in un periodo d’oro per il social network piumato che nonstante la lieve crescita degli ultimi mesi, soffre ancora di una serie di limitazioni intrinseche che lo rendono poco florido sotto il profilo economico.

L’azzurro volatile, infatti, soffre più o meno da sempre di uno scarso interesse da parte degli inserzionisti e questo, ovviamente, si traduce in un continuo declino dal punto di vista economico.

Andamento delle azioni di Twitter negli ultimi 5 anni.

Le cause di questo problema sono da ricercare, in prima battuta, nel fatto che le inserzioni pubblicitarie di Twitter raggiungono indubbiamente pochi utenti e, quando lo fanno, risultano poco coinvolgenti e non sembrano avere riscontro nei click dei fruitori del social. Neanche i tentativi di migliorare il sistema dal punto di vista tecnico, come l’introduzione dell’acquisto diretto dei prodotti e la messa in evidenza dei contenuti sponsorizzati, sembrano aver sortito effetti significativi sull’andamento delle inserzioni.

Un minimo di respiro sembrava arrivare dall’incremento nelle iscrizioni avuto negli ultimi mesi grazie sopratutto all’interesse suscitato nella piattaforma dalla corsa alla Casa Bianca. Twitter, tuttavia, è afflitto dal grande problema che, nonostante la base utenti del social conti al momento circa 317 milioni di utenti attivi, almeno 48 milioni di essi sono risultati essere bot e questa massiccia presenza di utenti “non umani” influisce ancora una volta negativamente sulle possibilità di crescita economica dell’azzurro pennuto, dal momento che i bot non visitano i link ne tantomento acquistano i prodotti sponsorizzati.

Ora sembra che ci siano in cantiere un paio di “nuove” idee per rimpinguare le casse del social network.

In primis, è già in fase di sperimentazione una versione Premium (a pagamento) di Tweeterdeck che, per citare lo slogan del prodotto, è “The most powerful Twitter tool for real-time tracking, organizing, and engagement.”. Tale versione dovrebbe avere delle nuove funzionalità appetibili per professionisti, giornalisti, esperti di marketing, ecc., a fronte di un costo di poco meno di $20.

Una seconda strategia, che dovrebbe far felici gli inserzionisti, è orientata a sfruttare  un fenomeno che sta prendendo piede negli ultimi anni e che coinvolge notevolmente gli utenti del social in questione: il second screen. Alcune ricerche, come questa condotta da eMarketer, dimostrano infatti come la stragrande maggioranza degli utenti naviga su Internet mentre guarda la TV. Cavalcando l’onda di questi comportamenti, Twitter (così come altre piattaforme) sta spingendo verso la possibilità di fornire ai propri utenti un servizio che fonda lo streaming di contenuti Live e la possibilità di “cinguettarne” in diretta.

Fino ad ora, dunque, Twitter si è dimostrato un ottimo esperimento sociale, vista la forte partecipazione degli utenti, ma un pessimo investimento economico, visto lo scarso interesse degli investitori. Speriamo, dunque, che le sorti del social alato si possano ristabilire e che possa spiccare il volo più in alto che mai.

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